Mutango

Saturday, July 12, 2008

PAROLA DI DIO

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La Liturgia di questa domenica ci invita a riflettere sulla Parola di Dio. La prima lettura ne mette in evidenza la grande efficacia. Il profeta Isaia, attraverso le belle immagini della pioggia e della neve, infatti, afferma che la Parola di Dio ha in sé una potenza straordinaria, per cui non è mai inutile, anzi è sempre efficace: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, (…), così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero” (Is 5,10-11). Nel passo riportato dal Profeta, la Parola di Dio si identifica con la Volontà divina; essa ha in sé tale forza di trasformazione e di rinnovamento, che porta immancabilmente a termine tutto ciò che Dio desidera, per le vie anche più impensate. Malgrado tutti gli ostacoli posti dalla volontà dell’uomo e dalle forze infernali, nessuno riuscirà mai a infrangere i disegni di Dio.

Il Maestro divino, con la suggestiva parabola del seminatore raccontata dal Vangelo odierno, ci presenta il dramma della redenzione dell’uomo, come un mistero dove si intrecciano la grazia divina e la corrispondenza umana. Colpisce profondamente l’abbondanza generosa con cui il Salvatore distribuisce il seme della verità; da ciò si evince che nessun uomo viene escluso dalla grazia della salvezza. Il Signore non tiene conto se il terreno è buono o sfavorevole, se è adatto o meno alla seminagione, se è un terreno pieno di sassi o di spine. Egli non nega il seme della grazia neppure alle anime indurite nei peccati, né a quelle immerse negli affari di questo mondo o superficiali e distratte. L’amore misericordioso del Signore offre a tutti la salvezza e spera, fino all’ultimo istante, che anche il cuore più indurito e pieno di peccati possa trasformarsi in terreno fertile e produttivo.

Proponendo la parabola del seminatore, Gesù intende insegnare che l’efficacia della parola di Dio dipende dal modo con cui la si accoglie. Quale tremenda responsabilità per coloro che la rifiutano e la rendono inefficace per la propria anima. Nella parabola, Gesù parla di quattro tipi di terreno dove cade il seme della Parola di Dio: “Un parte del seme cadde sulla strada” (Mt 13,4). La strada è un terreno duro e arido dove nessun seme può germogliare e rappresenta la categoria di persone che hanno perso la fede. Oggi, purtroppo, viviamo in un’epoca in cui molti, giovani e adulti, non credono più in Dio, il loro cuore è chiuso alla grazia, per cui non si interrogano più sul senso della vita. “Un’altra parte cadde in luogo sassoso” (ivi, 5). Questo è il terreno delle anime superficiali. Hanno buone intenzioni, ricevono la grazia anche con gioia, però, al momento delle difficoltà, si scoraggiano, non perseverano, e così non danno frutto. “Un’altra parte cadde sulle spine” (ivi, 7). Il terreno con i rovi e le spine può essere rappresentato da coloro che hanno una eccessiva preoccupazione per il benessere, per i beni del mondo e le comodità della vita, cose che soffocano e non lasciano più il tempo per le realtà essenziali. C’è veramente da riflettere e pregare perché la grazia di Dio preservi i nostri cuori da simili rovine.

Finalmente, “un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto” (ivi, 8). Si diventa terra buona e fertile, quando si ha una grande fede per disporsi ad ascoltare il Signore, quando si è umili e docili per accoglierlo, e si sottomette la propria volontà a quella di Dio. Il modello più sublime di questo terreno fecondo è la Vergine Maria: col suo Fiat, ha accolto nel suo grembo verginale il Verbo di Dio, lo ha custodito con immenso amore, lo ha generato e dato al mondo come Salvatore. Anche il Santo del Gargano, seguendo il fulgido esempio di Gesù e della sua Santissima Madre, ha consumato la sua vita nello sforzo continuo di compiere nel modo più fedele e perfetto la santa Volontà di Dio. Egli era pienamente convinto che, per rendere fecondo il terreno della propria anima, non vi è mezzo più sicuro della piena conformità al volere del Signore; da essa, infatti, germogliano i frutti più mirabili di santità; e in essa il Santo cappuccino ha trovato la vera pace dell’anima, tutta la compiacenza e la gioia della sua vita, “Quanto è bello, o dilettissimo padre, - esclama il nostro Santo - il sapere vivere sotto le disposizione del Signore! Sento da questo rinascere sempre nuova forza (…); sento la persona invasa da una calma sovrumana, pur restando all’oscuro di tutto” (Epistolario I, p. 876-7). Esaminiamoci oggi com’è il terreno della nostra anima e impegniamoci a sradicare tutte le pietre e le spine che impediscono la crescita della buona semente. La Vergine Madre ci conceda la grazia di una piena corrispondenza alle grazie del Signore.

Saturday, July 05, 2008

soli Deo gloria

XIV domenica del Tempo Ordinario - Anno A PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator

bimbo1.jpg Colletta
O Dio, che nell'umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l'umanità della sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall'oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore...



LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Zc 9, 9-10
Ecco, a te viene il tuo re, umile.

Dal libro del profeta Zaccaria.
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina.
Farà sparire i carri da Efraim
e i cavalli da Gerusalemme,
l'arco di guerra sarà spezzato,
annunzierà la pace alle genti,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal fiume ai confini della terra».



Salmo Responsoriale Dal Salmo 144
Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria.


O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome.


Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all'ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.


Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.


Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.



Seconda Lettura Rm 8, 9. 11-13
Se con l'aiuto dello Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.



Canto al Vangelo Cf Mt 11,25
Alleluia, alleluia.
Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli.
Alleluia.



Vangelo Mt 11, 25-30
Io sono mite e umile di cuore.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: « Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Sulle Offerte
Ci purifichi, Signore, quest'offerta che consacriamo al tuo nome, e ci conduca di giorno in giorno a esprimere in noi la vita nuova del Cristo tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.



Commento

"Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli" (Mt. 11,25).

Quali sono questi piccoli di cui parla Gesù? Non è difficile comprenderlo. Sono tutti coloro che con semplicità si riconoscono creature, figli di Dio. Sono i "puri di cuore" delle Beatitudini, che nella povertà della loro "insipienza" si aprono all'opera del Creatore in un atteggiamento di ascolto e di lode. Sono i poveri, che Matteo chiama beati, che stanchi ed oppressi, assetati della Verità, si rimettono totalmente nelle mani del Padre che con profondo amore viscerale "espande la sua tenerezza su tutte le creature" (Sal.144,9).
Sono i vuoti di sé per riempirsi di Lui.

Non e difficile comprenderlo ma è più difficile esserlo!

Quanti ostacoli nel nostro cuore e quanta mancanza di umiltà.

Gesù è il vero umile, il vero puro di cuore; egli è il primo piccolo e il primo bambino.

Benedetto XVI scrive che "le Beatitudini sono una biografia interiore di Gesù, il ritratto della sua figura, ma proprio per questo sono dei segnali che indicano la strada alla Chiesa e ad ogni fedele".

Lui, il Maestro, il Figlio in comunione piena con la Volontà del Padre ci insegna che il cuore puro vede Dio, che l'umile lo incontra e il semplice si ricolma di Lui.

Può la nostra radicata superbia portarci a questo?

Quando Gesù dice che Dio Padre ha nascosto le cose hai dotti ed ai sapienti non intende denigrare gli studiosi o coloro che lavorano per la scienza, ma chi fa del suo sapere un idolo e, gonfio della sua bravura, si fa artefice e giudice di scelte di vita che allontanano dalla Verità.

Molto spesso capita che iniziamo un pensiero, una frase riconoscendo che quel pensiero o quella frase sono dettate dallo "Spirito di Dio che abita in noi" come dice S.Paolo nella lettera ai Romani (Rm 8,9), ne siamo consapevoli e ne gioiamo, poi pian piano ce ne appropriamo e ciò che è di Dio lo facciamo passare per nostro, da lì un susseguirsi di rigonfiamenti dell'io che schiacciano e soffocano lo Spirito in noi e ci fanno perdere la centralità dell'essere.

"Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato" (Lc.14,11).
La presunzione della mente e l'ambizione della volontà sono presenti quotidianamente nella nostra vita.
Alcuni si sentono giustificati davanti ai propri errori, altri non riescono ad andare oltre un'offesa subita, oppure c'è ancora chi fa di una virtù un piedistallo per essere considerati.
E' l'apparire dell'io che deforma l'uomo nella sua somiglianza con Dio. Ma l'uomo è fatto "per" Dio non "contro" Dio, come può trovare pace alienandosi nell'idolatria di se stesso?

La saggezza del semplice trova grazia nell'essere nella Grazia e agisce nella fede per mezzo dello Spirito in cui riposa, rimettendo in Lui tutte le sue preoccupazioni, le sue battaglie, i suoi limiti, il suo essere.
Diventa piccolo e umile per accogliere i segreti di Dio, per accogliere Gesù stesso, come Maria "umile ancella" che non si è lasciata sedurre dall'alto onore concessole da Dio, ma si è fatta sua "serva":
discepola perfetta si è messa a servizio di Dio e del prossimo.

Perché l'umiltà di cui parla Gesù è il servizio, è la sorella della carità, il chinarsi per prendere per mano chi è caduto, il lavare i piedi al fratello, alla sorella, dire per primo "ti voglio bene", dentro e fuori la Chiesa ma sempre in comunione con essa, per diventare grandi nell'Amore.


"Signore non si inorgoglisce il mio cuore

e non si leva con superbia il mio sguardo...

...io sono tranquillo e sereno

Come un bimbo svezzato..." (Sal.131)


Mirella, Paoletta, Edda