Mutango

Saturday, January 30, 2010

Nessun profeta è bene accetto in patria


Dio ci parla.
Il nostro Dio è il Dio vivente. il Dio persona. il Dio che stabilisce con noi una relazione personale. Ogni domenica Dio ci parla, e così facendo non soltanto ci rivela i suoi pensieri, ma soprattutto si comunica a noi attraverso la Sua Parola! Non c’è comunione Eucaristica senza l’unione con Dio mediante la Sua Parola! La Parola che Dio pronunzia e rivolge a ciascuno di noi, personalmente, ci comunica la vita. La vita viene prima… perché è prima di tutto, prima di tutti, perché era prima di me: «
Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce ti ho consacrato». La Parola di Dio è la Carità che ci fa esistere, ci trae fuori dal nulla: «Se non avessi la carità non sarei nulla» (II Lettura).
La Parola di Dio è la nostra linfa vitale: nutre, matura, feconda, consacra... Ognuno di noi può parlare perché respira, ma il nostro respiro vitale è La Parola che Dio ci rivolge oggi: « 
Oggi si è compiuta questa Parola che voi avete udito con i vostri orecchi » (Vangelo). Senza la Parola di Dio la nostra vita è una frase senza il Verbo, una vita incomprensibile, inutile, incompiuta.
Che importanza ha la Parola di Dio, oggi, nella mia vita? (cfr. Sinodo dei Vescovi).
C’è un momento della giornata in cui permetto al mio Dio di rivolgermi una parola?
C’è la parola “fede”, “speranza”, ma soprattutto “carità” quando alla sera tiro le somme della mia giornata, e di tutte le parole che ho detto con le mie azioni e relazioni?
Se il mio cuore è bombardato, è perché la mia giornata “rimbomba” al “tintinnìo” di altre parole invece che risuonare della Parola di Dio.
Se non ascolto la Parola di Dio, io non so più chi sono, dove mi trovo, dove sto andando… Senza la Parola di Dio possiamo anche parlare gli uni con gli altri e tuttavia non ci capiamo.
La Parola che Dio mi rivolge - se è davvero Lui che mi parla - provoca il cambiamento dei miei pensieri e progetti, molto più che dei miei comportamenti: «
Stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò».
È la Parola di Dio che mi dà la forza di affrontare le battaglie della mia vita: «
Oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno». La Parola che Dio mi rivolge oggi, se è viva, è efficace. Rimprovera mentre consola, guarisce mentre ferisce, uccide il “mal-essere” della mia vita e fa nascere il “ben-essere” della carità. La Parola che Dio mi rivolge, mi smuove (àlzati!). Muove l’io che era seduto su se stesso e lo mette in cammino sulla “via più sublime” perché lo commuove, lo fa muovere verso gli altri: «Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (II Lettura).
Questa è la profezia che la Parola di Dio ci ordina di vivere!
Ti ho stabilito profeta delle nazioni
« Il termine profeta deriva dal latino prophèta, che viene a sua volta dal grecoprophētēs, e letteralmente vuol dire “colui che parla davanti”, sia nel senso di parlare pubblicamente (davanti ad ascoltatori), sia in quello di parlare anticipatamente (predire eventi futuri). Nella Bibbia, però, la funzione del profeta, più che di predire, è di ammonire il popolo di Israele che si è allontanato dal suo Dio. Il profeta, infatti, è una persona che parla in nome e per conto (pro-) di Dio.
Il Concilio Vaticano II, in particolare nella costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium, spiega perché nella Chiesa Cattolica non sono riconosciute figure particolari di profeti: in realtà ogni Battezzato, in forza della sua unione con Cristo, è partecipe del suo ufficio profetico. Ogni cristiano è dunque profeta, nel senso che diventa capace con la forza dello Spirito Santo di diffondere ovunque la viva testimonianza del Cristo, soprattutto per mezzo di una vita di fede e di carità» (da Wikipedia).
È difficile essere uomini e donne in ascolto di Dio che parla… Da quando siamo passati dall’indifferenza nei confronti di Dio, dalla sordità e dal mutismo nei confronti della vita spirituale, di solito, siamo sempre noi a parlare! Noi sommergiamo Dio con le nostre parole: richieste, raccomandazioni, proteste, lamenti.
E se Dio ci chiedesse di essere noi la sua Parola? Di parlare le sue parole? Di essere i suoi “porta parola”? «
La mia bocca, Signore, racconterà la tua giustizia» (salmo resp.)… Se Dio ci chiedesse di rimproverare il comportamento di qualcuno a noi vicino? Un collega (magari più alto in grado), un amico, un parente (magari più anziano di noi) che ci ha visto crescere, che da noi si aspetta tutt’altro… 
Se Dio ci chiedesse di redarguire il titolare di una ditta che ci offre uno sconto, un aiuto al sapore di complicità (non pagare l’IVA)? Se Dio ci chiedesse di denunciare un abuso sapendo che ci comporterà dei problemi? E come affrontare quella parte di me abitante di Nazareth che – magari per il fatto di frequentare un certo gruppo parrocchiale o un determinato direttore spirituale o di avere offerto qualcosa del proprio tempo o del proprio denaro – si aspetta di essere assecondata nelle sue richieste, preferita a qualcun altro… ma mai e poi mai rimproverata!?

Nessun profeta è bene accetto in patria
Eppure, la Parola di Dio – proprio oggi – mi chiede di essere “profeta”. Mi chiede di profetare le sue parole con la coerenza della mia vita. Mi chiede di affrontare il rischio (anzi, la certezza!) di essere rifiutato, ma con la sicurezza della sua presenza e del suo fedele aiuto:
«
Io sono con te per salvarti» (I Lettura); «In te Signore mi sono rifugiato, mai sarò deluso.. Sei tu mio Signore la mia speranza, la mia fiducia» (salmo resp.).
Dio mi chiede di essere profeta di salvezza con le parole della carità: «La carità è magnanima, è benevola; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (II Lettura).
La Parola di Dio, oggi, mi chiede di essere NON profeta di sventura! Ma di accettare l’avventura della vera profezia. Di anticipare, con la mia vita, la sua venuta nella gloria.
Mi chiede di anticipare, con la santità della mia vita, la Verità e la Carità della sua Parola.

"Nessuno è profeta in patria".


Dietro questa affermazione di Gesù non c'è solo la consapevolezza che usualmente "un profeta non è accettato in patria" ma il rilevare, soprattutto, la scarsa fede che abita nel nostro cuore.
In realtà colui che non è accettato non è tanto il profeta ma piuttosto Dio.
Siamo noi che che "cosifichiamo" ogni cosa e la forziamo nei nostri piccoli schemi mentali a cercare di "zittire" Dio, soprattutto quando ci da fastidio.
Il profeta, il tramite, non è la vera "vittima" della durezza di cuore.
Siamo piuttosto noi che, animati dalle passioni, dai comportamenti disordinati, dalle nostre ferite e dai nostri fantasmi vogliamo dire a Dio come essere Dio.
Vogliamo insegnare a Lui il suo mestiere amoroso di Padre provvidente.
Siamo noi che diciamo a Dio: questo che dici va bene e questo no!
Siamo noi che diciamo a Dio come manifestarsi e come non manifestarsi.
In sostanza, cari amici, siamo privi di capacità di ascolto, di fede e di timor di Dio.
Abbiamo abbattuto le distanze di ruolo in nome di un buonismo e di una fratellanza che non sono evangeliche.
Diamo del tu facilmente e siamo caduti nel non rispettare né più i simboli né più i ruoli.

Diciamo volentieri che Dio è nostro fratello e amico perché in realtà così ci è più vicino..
ma non per guarirci ma piuttosto perché possiamo manipolarlo ad immagine e dimensione nostra.
Questo è infatti il programma sistematico di coloro che si definiscono "cattolici adulti".

Invece Dio è certamente amico e fratello, ma è anche Padre, guida, sostegno; Dio è Signore, tout court.
Signore significa che le coordinate per seguirlo, per farmi maturare e crescere, anche andando contro le mie superficiali inclinazioni e abitudini, le da Lui.

Aiutami Signore a proclamarti Signore,
con fiducia, con forza, anche se ti manifesti nella povertà delle situazioni,
io ti appartengo e mi fido di te;
fa di me ciò che ti piace in quest'oggi e nel cammino della storia;
mi fido più di te che dei miei pensieri, delle mie idee, dei miei pregiudizi, delle mie categorie;
mi fido di te più delle mie passioni, dei miei istinti;
perché Tu sei il Mio Signore
e non vorrei un Signore diverso dal Tuo volto.
Grazie che ami radicalmente;
donami di donarmi a te
con la stessa passione con cui Tu ti doni a me.
Questo ti chiedo, umilmente,
per me e per i volti che mi hanno incontrato e incontrerò,
i fratelli e le sorelle che mi donerai,
questo ti chiedo per ogni famiglia sulla terra...
Ti prego non permettere che ti facciamo passare nella nostra vita senza renderti lode,
non permettere al mio cuore l'indifferenza e la durezza di cuore che animò i tuoi nella sinagoga.
Non voglio che tu passi in mezzo al nostro cammino e te ne vada,
donami un occhio vigile e attento
umile e amoroso
donami un cuore di appartenenza ecclesiale
donaci di desiderarti più dell'aria che respiriamo
fa, o Signore, che non ci distraiamo e sappiamo riconoscere il tuo passaggio e la Tua Signoria.
Tu, Dio onnipotente delle meraviglie, semplici ed umili.
Salvatore

Gesù Cacciato dalla Sinagoga

mons. Antonio Riboldi
Gesù cacciato dalla sinagoga

Ci sono momenti nella vita di un Pastore, a cominciare dal S. Padre, in cui sente necessario 'alzare la voce' per affermare la Verità, in un mondo che cerca di far valere la 'sua verità', che è menzogna e rischia di portare fuori strada tanti, voltando le spalle a Dio.
Sono momenti necessari e 'guai a me - dice l'Apostolo - se non predicassi!
Occorre avere la consapevolezza di cui parla il Profeta Geremia oggi: "Prima di formarti - dice il Signore - nel grembo materno, ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato, ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque, cingiti i fianchi, alzati e dì loro tutto ciò che ti ho ordinato; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. Ed ecco oggi faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo, contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i sacerdoti e il popolo del paese Ti muoveranno guerra, ma non ti vinceranno, perché Io sono con te per salvarti" (Gr. 1, 4-19).
Sono i momenti in cui bisogna ricordare agli uomini la verità della vita, quella che esce dalla bocca di Dio ed investe, o dovrebbe investire, ciascuno, fino a tornare alla vera via della vita.
Sono i momenti in cui bisogna usare il 'bisturi', in piaghe che potrebbero minacciare non solo l'esistenza fisica, ma la stessa esistenza spirituale, se non si interviene. Succede quando ci sono atteggiamenti di singoli o di comunità, che sono in netto contrasto con la verità e la legge dell'amore, arrivando, a volte, a creare una cultura che chiama onesto l'immorale, necessità ciò che invece è crimine. Come è stato da noi il divorzio, l'aborto, la lotta 'civile' per l'eutanasia', come il fare intendere che l'uso delle droghe non fa male!!! Come la catena di delitti che insanguinano i nostri paesi, fin nelle famiglie - per 'futili motivi'!!! - la morte di milioni per fame - per la salvaguardia del benessere di pochi!!! - la smodata ricchezza, che non si cura per nulla della sempre più diffusa povertà.
Ci fu un tempo che qui, da vescovo, nel mio ambiente si uccideva o si intendeva l'estorsione come mercato lecito; ci si faceva battaglia per il commercio delle droghe. Di fronte a questa scalata di criminalità, nella gente comune sale la paura, fino a spegnere la voglia di gioia che abbiamo tutti. La paura, poi, rende diffidenti, timorosi gli uni degli altri. Fu cosi che a Natale decisi di farmi 'muro di bronzo' verso l'atmosfera velenosa che si respirava. Improvvisamente, come una sorpresa inattesa, le mura della città furono ricoperte di manifesti, che invitavano tutti a prendere posizione. L'avevo pensato molto, quel manifesto, scomodo ma necessario. Si intitolava 'Lettera agli uomini della camorrà. Tra l'altro dicevo: "Voi, uomini della camorra, chiunque siate, da troppo tempo, seguendo un sentiero che certamente non porta alla pace di Betlemme, ma ad una foresta di vendette, di resa dei conti, di loschi interessi, che hanno un solo nome 'crimini contro l'uomo', state riempiendo le nostre contrade impaurite di morti. Sparando contro gli uomini, forse senza saperlo, sparate contro la vostra stessa dignità di figli di Dio, contro Dio stesso che è sempre in ogni uomo. Sparate contro la vostra città, trasformando il canto natalizio 'Tu scendi dalle stelle', in una pioggia di lacrime, di odio, di sangue e di paura. È questo forse il Natale che volete per voi, per i vostri cari, per noi? Questa è solo barbarie che vi disonora e distrugge. Ma ricordatevi bene, uomini della camorra, ci sono uomini e donne, giovani, che amano la libertà come diritto a crescere; vorrebbero vivere con amore, unica grandezza di ogni uomo; vorrebbero costruire la pace come sola via alla civiltà. Non hanno alcuna intenzione di farsi piegare dalla paura e dalla vostra crudeltà. Oppongono il coraggio delle persone oneste che credono nella civiltà dell'amore. Per voi non vogliamo né odio, né vendetta, né carcere, né morte: preghiamo solo che deponiate le armi della morte e l'assurda arroganza che esibite...".
Da molti di loro non fu accolta con molto favore, anzi si proposero la vendetta, per la paura che la gente desse ascolto alla lettera e cessasse di vivere nel timore. Pagai per anni il prezzo di essere scortato. Un duro prezzo, ma da quel momento iniziò il cammino verso la vera libertà, che è tuttora.
Vi fu il tempo in cui, sollecitato da molti uomini della camorra ad offrire la loro resa nella dissociazione, per poter in cambio evitare l'ergastolo, mi feci 'loro voce'. Furono momenti molto difficili, perché non ci fu accoglienza da parte delle autorità, solo qualche giudice accolse l'invito.
Questo continuo battersi per la giustizia anche nella Chiesa, da alcuni, non era ben visto, come fosse un danno alla serenità. Una sera, durante un incontro, alcuni mi dissero: 'Perché non te ne vai in un'altra Diocesi: qui pochi ti assecondano o ti vogliono'. Pensai a quello che era accaduto a Gesù.
Oggi, c'è da notare che la Chiesa da tempo si distingue per la forza di gridare la verità contro gli errori, senza riguardo a nessuno, divenendo così la speranza dei poveri, dei perseguitati, dei malati di AIDS, dei tossicodipendenti e, in questi giorni, degli immigrati. Basta leggere la cronaca del nostro tempo. Sembra non si sia mai spento il grido di Giovanni Paolo II - che sempre mi faceva coraggio a non venir meno e ora si avvia agli onori degli altari - ad Agrigento, durante la sua visita pastorale in Sicilia: 'Non uccidete!'. Così come ogni volta ci incontravamo mi raccomandava: 'Non abbia paura!'.
Tanti oggi mi chiedono quale sia stata l'ispirazione, che mi portò a prendere certe posizioni.
Lo evidenziai in una lettera pastorale, scritta nei tempi duri, proprio rivolgendomi alla camorra. Un 'imperativò tratto dal profeta Isaia: 'Per amore del mio popolo non tacerò'.
Il Vangelo di oggi ci mostra come Gesù, dopo aver proclamato chi era - come abbiamo letto domenica scorsa. 'Lo Spirito del Signore mi ha mandato...' -, prima sorprende, poi discutono sulla sua identità e, alla fine, per la loro incredulità, viene cacciato e cercano di eliminarlo.
Incredibile, se non fosse che questo succede anche oggi con chi, dicendo la verità, smaschera l'ipocrisia. Ma è bene leggere con stupore e sofferenza il Vangelo:
"Gesù prese a dire nella sinagoga: 'Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi'. Tutti gli rendevano testimonianza ed erano ammirati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: 'Non è il figlio di Giuseppe?: Ma Egli rispose: 'Di certo voi mi citerete un proverbio: medico cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accade a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!: Poi aggiunse: 'Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e tre mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese, ma a nessuna di esse fu mandato il profeta Elia, se non alla vedova di Zarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Sirò.
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga furono presi da sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero sul ciglio sul quale la loro città era situata per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò" (Lc. 4, 21-30).
Si rimane allibiti, sconcertati, dal come i suoi concittadini passino dalla meraviglia, per le parole di Gesù, ad invitarlo quasi a dare spettacolo (assurdo per la sua divinità), sottolineando la sua provenienza povera, e infine, davanti alla risposta sincera di Gesù, che non era certo un esibizionista, manifestano la durezza del loro cuore: le parole chiare di Gesù immediatamente accendono un odio che non ha confini,. fino a volerlo gettare dal dirupo su cui poggia Nazareth!
Così commenta Paolo VI: "Gesù così incontra resistenza e ostilità. Ora un simile atteggiamento può essere riferito anche a noi oggi. Siamo per Cristo, oppure no? Rimaniamo cristiani o avviene il contrario? La Chiesa chiede a tutti noi: siete pronti a confermare vera la vostra adesione e fedeltà? Ma noi vorremmo rivolgere singolarmente a ciascuno di voi, per parlare con voce sommessa e dire: 'Tu accetti il Signore? Gli vuoi veramente bene? Pensi alle sue parole e le accetti? Sono vere per te, o passano come farfalle senza mèta? Sono effettivamente il colloquio tuo con Dio? Incalzano sopra di te e trovano posto nella tua vita?....ricordiamoci che la prima forma di negazione è il sistematico rifiuto di credere. C'è anche chi dice, come fecero nel Vangelo i compaesani di Nazareth: 'Signore, facci vedere un miracolo e allora crederò. Voglio vedere un segno come intendo io.' E se tutto questo non avviene si è pronti a cacciarlo dalla vita... Ma l'intero Vangelo, che è pieno di meraviglie, prove, luci, conferme, non aderisce al desiderio di quanti 'tentano Dio'. Egli si dona con discrezione e totalità se ci si affida con fiducia" (21 marzo 1965).
Vorrei pregare Gesù, oggi, con le parole di Madre Teresa:
"Io credo nel tuo Amore, o mio Dio.
Guardando la Croce, fa' che possa vedere Gesù che inclina la testa
per dargli un bacio;
vedere il suo cuore aperto per offrirmi rifugio,
e non avere più paura, perché Tu mi ami e ci amiamo.
Anche se peccatori, Tu ci ami; il Tuo amore è fedele.
Resta con noi, Signore, sempre!"