Dietro questa affermazione di Gesù non c'è solo la consapevolezza che usualmente "un profeta non è accettato in patria" ma il rilevare, soprattutto, la scarsa fede che abita nel nostro cuore.
In realtà colui che non è accettato non è tanto il profeta ma piuttosto Dio.
Siamo noi che che "cosifichiamo" ogni cosa e la forziamo nei nostri piccoli schemi mentali a cercare di "zittire" Dio, soprattutto quando ci da fastidio.
Il profeta, il tramite, non è la vera "vittima" della durezza di cuore.
Siamo piuttosto noi che, animati dalle passioni, dai comportamenti disordinati, dalle nostre ferite e dai nostri fantasmi vogliamo dire a Dio come essere Dio.
Vogliamo insegnare a Lui il suo mestiere amoroso di Padre provvidente.
Siamo noi che diciamo a Dio: questo che dici va bene e questo no!
Siamo noi che diciamo a Dio come manifestarsi e come non manifestarsi.
In sostanza, cari amici, siamo privi di capacità di ascolto, di fede e di timor di Dio.
Abbiamo abbattuto le distanze di ruolo in nome di un buonismo e di una fratellanza che non sono evangeliche.
Diamo del tu facilmente e siamo caduti nel non rispettare né più i simboli né più i ruoli.
Diciamo volentieri che Dio è nostro fratello e amico perché in realtà così ci è più vicino..
ma non per guarirci ma piuttosto perché possiamo manipolarlo ad immagine e dimensione nostra.
Questo è infatti il programma sistematico di coloro che si definiscono "cattolici adulti".
Invece Dio è certamente amico e fratello, ma è anche Padre, guida, sostegno; Dio è Signore, tout court.
Signore significa che le coordinate per seguirlo, per farmi maturare e crescere, anche andando contro le mie superficiali inclinazioni e abitudini, le da Lui.
Aiutami Signore a proclamarti Signore,
con fiducia, con forza, anche se ti manifesti nella povertà delle situazioni,
io ti appartengo e mi fido di te;
fa di me ciò che ti piace in quest'oggi e nel cammino della storia;
mi fido più di te che dei miei pensieri, delle mie idee, dei miei pregiudizi, delle mie categorie;
mi fido di te più delle mie passioni, dei miei istinti;
perché Tu sei il Mio Signore
e non vorrei un Signore diverso dal Tuo volto.
Grazie che ami radicalmente;
donami di donarmi a te
con la stessa passione con cui Tu ti doni a me.
Questo ti chiedo, umilmente,
per me e per i volti che mi hanno incontrato e incontrerò,
i fratelli e le sorelle che mi donerai,
questo ti chiedo per ogni famiglia sulla terra...
Ti prego non permettere che ti facciamo passare nella nostra vita senza renderti lode,
non permettere al mio cuore l'indifferenza e la durezza di cuore che animò i tuoi nella sinagoga.
Non voglio che tu passi in mezzo al nostro cammino e te ne vada,
donami un occhio vigile e attento
umile e amoroso
donami un cuore di appartenenza ecclesiale
donaci di desiderarti più dell'aria che respiriamo
fa, o Signore, che non ci distraiamo e sappiamo riconoscere il tuo passaggio e la Tua Signoria.
Tu, Dio onnipotente delle meraviglie, semplici ed umili.
Salvatore
Salvatore
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