Mutango

Saturday, December 12, 2009

GIOITE


La terza Domenica di Avvento C è tradizionalmente chiamata con un nome latino: “Domenica gaudete”. Potremmo tradurre questa espressione con Domenica del “Gioite!”.
Il motivo di questo titolo Domenica del “gioite!” lo troviamo nelle letture che sono state proclamate.
Nella prima c’ è un invito esplicito: “Gioisci, figlia di Sion!”.
Nel salmo responsoriale il concetto viene ripreso e amplificato: “Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion!”.
Nella seconda lettura San Paolo ripete la stessa cosa: “Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre: ve lo ripeto ancora, rallegratevi!”.
Nel Vangelo torna il concetto e si parla dell’annunzio di una “buona notizia”: le buone notizie, di solito, suscitano gioia, fanno rallegrare la gente.

Nel Messale Romano è riportata una nota speciale, che ricorda ai sacerdoti come, in questo giorno, posso indossare i paramenti di colore rosaceo. È come se il colore dell’Avvento, il viola, lasciasse per una Domenica il posto ad un altro, più attenuato, più allegro.
Potremmo dire, quindi, che oggi il tema della liturgia è senz’altro la gioia: tutto ci parla di gioia, di allegria, di speranza.
Ma quali sono motivi per cui dovremmo essere contenti e pieni di allegria?
Il primo motivo ci viene detto con chiarezza dal Profeta Sofonia: “Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente”.
Dobbiamo essere gioiosi perché Dio è dalla nostra parte, Egli non vuole condannarci. Desidera rinnovarci con il suo amore e vuole garantirci una vita senza sventure.
Potremmo dire che la presenza di Dio nelle nostre vite, la sua venuta in mezzo a noi, il fatto che siamo oggetto del suo amore sono tutte “buone notizie”, che dovrebbero portarci gioia e suscitare un sorriso sulle nostre labbra.
Il primo motivo di gioia per i cristiani è quindi insito nel senso stesso del tempo di Avvento: Dio ama l’uomo, considera l’uomo importante, va alla sua ricerca e viene a salvarlo e rinnovarlo.
In sintesi: è motivo di gioia sapere di essere oggetto dell’amore speciale di Dio, di essere importanti per Dio.

Un secondo motivo di gioia è espresso da San Paolo: il Signore ormai sta per arrivare. “Il Signore è vicino!”. Manca poco alla sua venuta.
L’uomo moderno fa fatica ad aspettare: desidera avere 
tutto e subito. Per noi, generalmente, non è una cosa tanto bella dover aspettare: non ci piace. Non siamo stati abituati a scoprire la bellezza dell’attesa, a gioire per l’attesa di qualcosa di buono.
Eppure la Parola di Dio ci esorta oggi a sforzarci in una direzione nuova: “Cercate di scoprire quanto bella sia l’attesa animata dalla speranza”.
“Il Signore è vicino!”. Il Signore sta per arrivare: questo tempo di Avvento ci invita ad essere contenti perché stiamo vivendo una attesa piena di speranza.
In sintesi: è motivo di gioia imparare ad aspettare. Se ci educhiamo a prepararci bene, a non imboccare scorciatoie, a non cedere al capriccio di volere tutte le cose rapidamente... scopriremo che in questo c’ è gioia e che spesso il tempo di attesa, di preparazione, di desiderio di raggiungere una certa cosa, è motivo di crescita spirituale e maturazione.
Anche questo secondo motivo di gioia è tipico del tempo di Avvento, il tempo in cui la Chiesa cerca di insegnarci a stimare e valorizzare l’attesa e la pazienza.

Un terzo motivo di gioia è “la buona notizia”, cioè la persona stessa di Gesù Cristo.
Questo è il motivo più importante di tutti.
Abbiamo sentito nel Vangelo l’annuncio di Giovanni Battista: è giunta la pienezza del tempo. Arriva finalmente il Messia.
Il Messia non è semplicemente un profeta come tanti, uno che annuncia la penitenza con un battesimo di acqua, con un rito penitenziale.
 È invece uno che cambia la storia, che battezza in Spirito Santo e fuoco, che ha il potere di fare giustizia definitiva e orientare in senso nuovo la storia umana.
Il Messia è Dio stesso che viene tra noi, che ci fa dono del suo Spirito, ci offre la sua stessa vita, dona un senso nuovo alla vita di ogni uomo.
La gioia dei cristiani nasce dalla buona notizia che Dio ha deciso di diventare uomo come noi, di entrare nel nostro mondo e farsi nostro compagno di viaggio, nostro fratello, vicino a ciascuno di noi.
Non ha mandato un suo rappresentante a visitarci, o un delegato: è venuto lui stesso, personalmente. Per questo siamo invitati ad accoglierlo con gioia e a rallegrarci per il 
Vangelo, cioè per questo lieto annuncio.
Il tempo dell’Avvento è tempo di gioia perché ci prepara alla venuta di Dio stesso, personalmente, in mezzo a noi.

UNA GIOIA UTILE
In questa Domenica siamo chiamati a riscoprire tre motivi fondamentali della gioia cristiana: siamo importanti agli occhi di Dio, viviamo una attesa utile a noi stessi e piena di speranza, sappiamo che Dio in persona viene a visitarci.
La Parola ci invita a coltivare questa gioia perché essa, se veramente dimora nei nostri cuori, se veramente è accolta con consapevolezza dai cristiani, produce alcuni effetti importanti e visibili: essa aiuta a vincere il timore, ci dona forza quando “ci stanno per cadere le braccia” (prima lettura), ci sostiene quando rischiamo di “angustiarci” per tante cose o abbiamo delle necessità che ci tormentano (seconda lettura), ci fa aprire il cuore a quella famosa domanda: “Che cosa dobbiamo fare?” (Vangelo), che è il primo passo, obbligato, di ogni cammino di conversione.
Preghiamo perché la Chiesa e ciascuno di noi, in questa attesa del Natale, possa desiderare questa gioia vera, capace di cambiare la vita delle persone, piuttosto che le piccole gioie, che appagano per un po’, ma poi rischiano di lasciare un vuoto nell’intimo dell’uomo, il cui cuore non ha pace, finché non sperimenta la presenza di Dio.


Per don Pino Pulcinelli   e  a cura di Alvise Bellinato


Le domande fondamentali per la conversione natalizia

La terza domenica di Avvento ci pone alcune domande fondamentali per convertirci al Signore nella pienezza del nostro essere ed agire: cosa dobbiamo fare? La domanda la pongono a Giovanni Battista i suoi seguaci, ma la domanda rimbalza anche oggi per noi uomini del XXI secolo dell'era cristiana. Una domanda posta da tutti al grande profeta e precursore di Cristo e a tutti Giovanni risponde rispetto alla loro condizione di vita e alla loro situazione personale. Il testo del Vangelo rivela un'ansia ed una preoccupazione autentica e vera da parte della gente circa il cambiamento della loro vita che vogliono assolutamente effettuare. D'altra parte, la parola e la testimonianza di vita estremamente convincenti del Precursore non lasciano posto o spazio al temporeggiamento o all'attesa inconcludente. In realtà si tratta di dare un risposta immediata circa questa volontà di rinnovamento che ha precisi obiettivi da perseguire: la generosità, la carità vissuta, la sensibilità verso i poveri e gli affamati, il sapersi accontentare senza pretendere l'eccesso, il rispettare se stesso e gli altri ed essere felice di quanto si possiede, fosse anche poco e limitato, evitare ogni maltrattamento.
Il testo del Vangelo di Luca ci indica questa precisa strada di rinnovamento personale, interiore ed esteriore che tradotta in termini biblici si dice conversione. Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo. Anche noi siamo chiamati a rispondere a questi interrogativi soprattutto in vista dell'annuale celebrazione del Santo Natale. Cosa dobbiamo fare per prepararci al Natale 2009. E' evidente che siamo chiamati a compiere opere di bene e di vera conversione del cuore e della monte. Un nuovo atteggiamento nei confronti della vita, delle persone, delle cose e delle situazioni, senza drammatizzare, ma responsabilizzandoci. E il modo migliore è quello di esaminarci attentamente sulle cose che non vanno nella vita e che non riflettono più la nostra scelta per apportare dei correttivi e far sì che il nostro agire recuperi in credibilità. Un esame a largo raggio e non nel ristretto orizzonte delle cose che ci interessano o ci possono motivare di più rispetto ad altre. La coscienza etica personale e comunitaria ci induce a non fermarci alle apparenze ed alla crosta, ma è necessario andare a fondo delle nostre questioni e risolverle nel rispetto della legge di Dio.
Ascoltando oggi il brano della prima lettura tratto dal profeta Sofonìa ci rendiamo subito conto di quanto sia ancora lungo il cammino che siamo chiamati a fare come rispetto a questo Dio che ci ama fino a mandare suo Figlio sulla terra per salvarci dalla condizione di peccato.
Questa domenica terza di Avvento che viene indicato come "laetare" siate felici e contenti ci dice esattamente da che parte sta la vera felicità: è sapere che Dio è con noi e non ci abbandonerà mai, perché è Dio con noi ed è l'Emmanuele. Chi si prepara al Natale non può non essere persona di gioia e di trasmissione di gioia che nasce dal cuore di una persona credente e credente davvero. E sulla gioia è incentrato il breve ma profondo brano di San Paolo Apostolo ai Filippési.
Alla gioia deve corrispondere l'affabilità, l'amabilità, la serenità del cuore anche di fronte alle avversità della vita. Perché angustiarsi se viene a noi il Padre della gioia, l'autore della nostra vera ed eterna felicità. Non a caso a Natale siamo tutti più buoni e più disponibili alla generosità, al perdono, alla riconciliazione, alla tolleranza. Ben vengano dalla Parola di Dio di questa terza domenica gli inviti ad una conversione che se vera ed autentica arreca solo grande gioia ai fedeli, a quelli che fanno del Natale un appuntamento con la fede e con la revisione del proprio sistema di pensiero e di azione.
Preghiamo allora con la stessa orazione che ascolteremo oggi all'inizio della celebrazione eucaristica della domenica della gioia e della quale condividiamo ogni espressione e contenuto: 
"O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza del tuo Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio".



Per padre Antonio Rungi

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