Mutango

Sunday, October 04, 2009

La Solitudine


Un problema cruciale dell’uomo: la solitudine. Problema:
  1. Illuminato dalla profonda unità tra uomo e donna (cfr. 1ª lettura)
  2. Motivato dalla morte di Cristo (cfr. 2ª lettura)
  3. Sublimato dalla fedeltà al progetto primario di Dio (cfr. 3ª lettura).
Premessa: Cosa s’intende quando si parla di solitudine?
Risposta. Il concetto di solitudine si può intendere in diversi modi; i più comuni sono quelli di una:
  1. Solitudine imposta: questo genere di solitudine ha quasi sempre una tonalità negativa, nel senso che, può essere determinata da cause fisiche, (es. handicap vari), psicologiche ( es. ipocondria, depressione o solitudine a salice piangente), socio culturali, o politiche (es. povertà, emarginazioni varie ecc.).
La solitudine imposta, genera per lo più limitazioni nell’esercizio della propria libertà, con conseguente propensione alla depressione e spesso anche al suicidio.
Diceva bene il poeta latino Ovidio:< Tristis eris, si solus eris> .
  1. Solitudine liberamente scelta: questa è fondamentalmente positiva, in quanto favorisce:
  2. Un più spiccato bisogno di Dio e di valori interiori
  3. Un maggior desiderio di conoscere e migliorare se stesso
  4. Una necessità di preservare la propria identità e personalità, pur vivendo in una società caotica come la nostra.
Il cristiano a questo punto, possiamo definirlo:.
In tal senso ha ragione il cantante Gino Paolo con la sua canzone “Noi”, quando affida alle note musicali queste significative parole:
Noi: è la solitudine, che, se ne va
Noi: è la tristezza, che, diventa felicità
Noi: è essere insieme, anche quando si è soli>.

  1. La solitudine illuminata dalla profonda unità (metafisica) tra uomo e donna.
“ Non è bene, che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto, che gli sia simile … Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolto all’uomo, una donna e la condusse all’uomo …” (1ª lettura).
Con l’insegnamento della sua Parola, Gesù ripropone il progetto primario della creazione, secondo il quale il rapporto reciproco tra l’uomo e la donna, va vissuto, come quello che Dio ha realizzato con la stretta alleanza con il popolo eletto.
Perciò Gesù colloca il matrimonio sul piano della:
  1. Dignità della persona con il ritorno al progetto iniziale di Dio, fatto di comunione indissolubile
  2. Serietà dell’amore, che, nella morte di Cristo trova la sua forza e la sua motivazione
  3. Imitazione della fedeltà che Dio ha per l’uomo da Lui creato.
Riflessione. Il matrimonio così concepito, oggi trova purtroppo sulla sua strada, molti nemici:
  1. Sul piano del pensiero, tutte le filosofie immanenti, quelle cioè, che ritengono di poter fare a meno di Dio: secolarizzazione, laicismo, agnosticismo, ateismo ecc.
  2. Sul piano della vita pratica: tutte le espressioni di una cultura edonistica, erotica, permissiva ecc.
A queste visioni puramente orizzontali dell’esistenza umana, il cristianesimo cattolico, contrappone una visione trascendente, che trova la sua piena motivazione nella morte luminosa della Croce di Cristo:
Infatti:
  1. Ecco farsi avanti la solitudine motivata dalla morte vittoriosa di Cristo.
Scrive l’autore della lettera agli Ebrei “fratelli, quel Gesù, di poco inferiore agli Angeli, lo vediamo coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché Colui, che santifica e coloro, che sono santificati … non si vergogna di chiamarli fratelli” (2ª lettura).
In questo della Parola di Dio troviamo due riscontri di capitale importanza per la nostra vita di fede:
  1. Cristo Gesù ha provato la solitudine più drammatica in una morte atroce, come quella della Croce: “a vantaggio di tutti”, dice l’autore sacro.
  2. Tutti coloro, “che sono santificati dalla sua morte, Cristo Gesù – sono sempre parole dell’autore sacro – non si vergogna di chiamarli fratelli”. (2ª lettura).
Riflessione. Perciò chiunque possa soffrire di solitudine negativa, stando alle parole dell’autore sacro, nella solitudine luminosa della Croce di Cristo e nel silenzio salvifico della sua Risurrezione, può trovare tutte le risorse e le energie possibili per rendere feconda la sua situazione, anche se fosse la più disperata. In un contesto simile allora, possiamo condividere in pieno, quanto scriveva il romanziere russo Anton Cechov :< La vera felicità, è impossibile senza solitudine>, cioè senza sofferenza.
  1. La solitudine sublimata dalla fedeltà al progetto primario di Dio.
Di che progetto si tratta?
Risposta. Di quello semplicemente proclamato da Dio all’inizio della Creazione e ribadito con fermezza da Gesù stesso in quanto Dio; scrive infatti l’Evangelista Marco:< Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unità a sua moglie e i due saranno una sola carne …”
Dunque l’uomo, (qualunque istituzione, regime politico eserciti) non divida quel che Dio ha congiunto (3ª lettura).
In tal modo Dio intende ribadire al genere umano due verità imprescindibili:
  1. Egli è il Creatore dell’uomo e della donna: due persone diverse, ma destinate a completarsi totalmente in piena libertà e nel rispetto della reciproca dignità, perciò come scrive S. Paolo ai cristiani di filippica “ in mezzo ad una generazione perversa e degenere, risplendano come astri nel mondo” (Fil. 2,15).
  2. Egli è l’autore del matrimonio uno e indissolubile, perché questo rifletta, fino alla fine dei tempi, la sua fedele alleanza con il popolo eletto e con l’intera umanità.
Riflessione.  Nella mente di Dio, dunque, il matrimonio, sul piano della persona, oltre ad essere il miglior antidoto contro tutte le forme di solitudine negativa, sul piano sociale si dimostra, se ben vissuto, il rimedio più efficace per assicurarsi un equilibrio psicofisico e una convivenza fruttuosa, pacifica e gioiosa.
La stessa attrice Ava Gardner, intervistata sul tema del matrimonio ebbe a dire:<Se un matrimonio è ben riuscito, è una cosa divina; ma se va male, è orribile!>.
Purtroppo il matrimonio cristiano, così come lo intendono la Parola di Dio e la Chiesa, è insidiato in modo più o meno subdolo dalla morale laica. Questa, dal momento, che esclude ogni progetto trascendente voluto da Dio sul matrimonio, si affida unicamente ai capricci della persona e delle pubbliche istituzione; perciò dilagano: divorzio, aborto, eutanasia, libere unioni ecc.
Conseguenza, purtroppo non riconosciuta è che la morale laica è fatale, non solo per il benessere della persona, ma anche per la stessa società.
Infatti da dove scaturiscono oggi violenza, droga, criminalità, depressione, disintegrazione della famiglia e dei rapporti interpersonali e sociali, esasperato erotismo, libertà di coppia ecc?
Gli esperti “azzeccagarbugli” di moda azzardano risposte suadenti, di sapore psicologico, psicanalitico o sociologico. Ma questi tentativi non convincono troppo, per il semplice motivo, che le vere cause stanno più a monte, e nel trascurare queste, perché scomode, si dà fumo agli occhi curando solo gli effetti, in ogni campo.
Conclusione. Dunque solitudine: tarlo pericoloso se proiettato nella famiglia a conduzione laica, dove:< Ogni casa è un candelabro dove ardono le vite in appartate fiamme> (Jorge Louis Borges, da “Poesie” 1929).
Al contrario della famiglia a orientamento cristiano:<I cui membri, con le loro storie, sono come fiamme che riscaldano il gelo di molte solitudini” (Card. Gianfranco Ravasi biblista).




a cura di Remo Bonola - Eduard Patrascu

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